Natura e ambiente urbano fortemente inquinati: scopriamone i grandi e piccoli segnali

altL’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2010 come l’Anno internazionale della biodiversità. Ma già nel 1992 al vertice mondiale dell’Onu su Ambiente e sviluppo, tenutosi a Rio de Janeiro, ben 180 Paesi sottoscrissero la Convenzione entrata poi in vigore nel dicembre 1993.

L’Accordo prevede: la conservazione delle biodiversità; l’uso sostenibile degli elementi delle biodiversità; la distribuzione equilibrata ed equa dei vantaggi derivanti dall’uso delle risorse genetiche. E successivamente, al meeting tenutosi nel 2002 a Johannesburg i Paesi partecipanti si sono posti come obiettivo di rallentare sensibilmente la perdita di specie viventi proprio entro il 2010.

Quando parliamo di biodiversità possiamo suddividere le differenti forme di vita in tre insiemi: diversità degli ecosistemi (ambienti naturali quali acque, boschi, spazio alpino); diversità delle specie (animali, piante, funghi, microrganismi); diversità del patrimonio genetico (razze o varietà di specie selvatiche o domestiche). Un quarto ambito è costituito dalla biodiversità funzionale, ovvero dalla diversità delle interazioni che si esprimono all’interno e fra i tre suddetti livelli.

La biodiversità nel diritto internazionale
Nell’articolo 2 della Convenzione sulla diversità biologica le varie forme di vita sono state definite come “la variabile degli organismi viventi di ogni origine, compresi inter alia gli ecosistemi terrestri, marini ed altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici di cui fanno parte; ciò include la diversità nell’ambito delle specie e tra le specie e la diversità degli ecosistemi”.

Gli ecosistemi offrono spazi vitali a migliaia specie vegetali e animali, funghi e microrganismi. Questi ecosistemi forniscono prestazioni vitali anche per l’essere umano. Le precipitazioni, ad esempio, producono acqua potabile e penetrando nel sottosuolo boschivo alimentano i microrganismi che ne preservano a loro volta la fertilità, così da permettere la coltivazione agricola. In termini numerici gli ecosistemi della Terra generano ogni anno un valore stimato tra i 16.000 e i 54.000 miliardi di dollari. A volte una specie può scomparire senza che lo si noti e senza che l’intera rete della vita perda la propria funzionalità grazie ad altre tipologie viventi che vanno a riprenderne immediatamente il ruolo. Se a scomparire però sono però determinate specie chiave, l’intero sistema diventa instabile: lo spazio vitale si modifica anche per altri organismi e con esso possono andare perdute prestazioni d’importanza vitale. Tali interazioni si manifestano in maniera estremamente variata all’interno degli ecosistemi e sono inoltre difficilmente prevedibili. L’attenta osservazione della diversità delle specie può tuttavia darci indicazioni precise sullo stato di diversi complessi ecologici. Oggi vediamo come i ghiacciai delle Alpi si ritirano progressivamente, il Mar Mediterraneo è sotto pressione, la natura e l’ambiente urbano sono fortemente inquinati. A tirare le fila del fenomeno è L’Agenzia europea dell’Ambiente nel nuovo rapporto “Segnali ambientali 2010”, attraverso storie e rilievi scientifici. E a dare l’allarme sono soprattutto i segnali forniti da piccoli animali come api e farfalle.

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