Le mega-città formano oggi mega-regioni

altSecondo l’ultimo rapporto di UN-Habitat 2010-2011, l’Agenzia dell’Onu per gli insediamenti umani, Hong Kong-Senhzn-Guangzhou in Cina è la mega-regione più estesa e popolata del mondo: un’area abitata da 120 milioni di persone.
Anna Tibaijuca, responsabile uscente di UN-Habitat ha detto: “Oggi vive nelle città poco più della metà della popolazione, ma nel 2050 sarà più del 70%. Allora solo il 14% della popolazione dei Paesi ricchi e il 33% di quelli più poveri, non sarà urbana”.

Prima era soltanto Johannesburg ad ospitare oltre un milione di abitanti, ora invece quella che lo studio UN-Habitat fotografa a 50 anni dal cosiddetto “anno dell’Africa”, il 1960 quando la maggior parte degli Stati ottenne l’indipendenza, è una realtà ben diversa. È stato stimato che attualmente sono 33 le città a superare la soglia del milione di abitanti ed è previsto che per il 2030 la maggior parte della popolazione del continente africano lascerà le zone rurali per migrare nelle città. Va però detto che circa i due terzi degli “urbanizzati” in Africa abitano in insediamenti informali privi non solo di confort, ma anche di servizi primari come energia elettrica, acqua potabile, fognature e sistemi di trasporto pubblico adeguati agli spostamenti, con rischi conseguenti legati alla salute, all’esclusione sociale e all’ambiente.

L’Africa sub-saharina ha la più estesa popolazione di baraccopoli con un altissimo numero di persone che vivono all’interno di esse: secondo le stime del rapporto delle Nazioni Unite sono 199,5 milioni, ovvero il 61,7% della popolazione urbana complessiva.

La perdita di aree agricole primarie
L’imponente crescita urbana ha un impatto negativo sulle infrastrutture e sulla sostenibilità ambientale; in alcuni casi l’espansione urbana incoraggia nuovi interventi anche edilizi che però causano una significativa perdita di aree agricole primarie. In molti Paesi l’aumento della dimensione urbana si compone di tendenze contrastanti di sviluppo nella stessa tipologia di città caratterizzata da grandi zone urbane e periurbane con modelli informali di uso del suolo e la conseguente carenza infrastrutturale di attrezzature e servizi di base.

Nelle aree periurbane da un lato si registrano le quote più rilevanti della trasformazione urbana, dall’altro sono messi in gioco i gravi problemi di equilibrio ambientale degli spazi urbani-metropolitani che divengono zone che presentano caratteri di strategicità e vulnerabilità. Infatti gli output energetici negativi emessi dall’ecosistema urbano/industriale in termini di inquinamento, di surplus di entropia crescente sull’interfaccia città/campagna, trovano sempre maggiori difficoltà nell’ecosistema rurale gravemente impoverito dal punto di vista vegetetazionale e caratterizzato anch’esso da un impatto energetico negativo dato dal calore e dall’inquinamento crescente. Le uniche risposte possibili consistono dalla ricostituzione di un ambiente rurale che negli spazi periurbani sappia riorganizzare il proprio ciclo produttivo con tecnologie appropriate e compatibili.

L’urbanizzazione rimane un esito inevitabile e le mega-regioni cominciano ad essere una realtà diffusa: in Giappone, ad esempio, Nagoya, Osaka, Kyoto e Kobe, contano 60 milioni di abitanti, Rio de Janeiro e San Paolo, in Brasile, 43 milioni. Città senza fine raccordate da connotazioni geografiche, amministrative, economiche. Sono 40 le mega-regioni di cui parla il rapporto UN-Habitat delle Nazioni Unite, 40 mega-regioni nelle quali vive un quinto degli abitanti della Terra, nelle quali si svolge il 66% delle attività economiche e l’85% di quelle tecnologiche e scientifiche.

La città colombiana di Bogotà, Barranquilla e Cali in Sud-America, Lagos in Nigeria, Chiang Mai e Udonthani in Tailandia mostrano il più alto divario economico del mondo: sono tutte città con altissime disparità di reddito (molto ricchi e molto poveri) e sociale. A Lagos quasi due quinti dei residenti vive in zone sovraffollate ed un quarto non può usufruire di servizi igienici. Anche a New Orleans vi sono ampie sacche di ricchezza in mezzo a parte della popolazione che soffre di povertà endemica. Los Angeles è invece cresciuta del 45% in popolazione fra il 1975 e il 1990, triplicando la propria superficie con una dispersione che oggi si verifica sempre più spesso nei Paesi in via di sviluppo. Lo sprawl “non è solo spreco, ma significa anche più costi per gli spostamenti, consumo energetico di risorse, di suolo agricolo”.

La crescita impetuosa delle città deve quindi sapersi coniugare con il diritto alla città. Città come luogo di vita in cui sia possibile trovare un welfare commisurato alle nuove esigenze, soluzioni sostenibili ed un reale disegno di collettività.

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