Il diritto alla città – per colmare il divario urbano

altSi è aperta il 22 marzo e si concluderà oggi a Rio de Janeiro, la V edizione del World Urban Forum 2010, un’iniziativa delle Nazioni Unite dedicata quest’anno alla vita nelle metropoli del mondo con il titolo “The right to the City – bridging the urban divide”, con un focus rivolto ai residenti urbani under 25, a ciò che accomuna i giovani di questa fascia di età da Parigi a New York, da Caracas a Perth.

Sin dal primo meeting tenutosi nel 2002 a Nairobi, l’importanza del Forum è cresciuta sotto diversi aspetti. Le tappe successive sono state Barcellona nel 2004, Vancouver nel 2006 e Nanchino nel 2008. L’edizione di quest’anno in Brasile, che ha visto la partecipazione di 15.000 partecipanti tra capi di governo, parlamentari, rappresentanti della società civile, sindaci, accademici provenienti da 150 paesi dei cinque continenti, ha affrontato i problemi legati alle sfide principali da attuare rispetto alla crescente povertà nelle megalopoli, all’incremento dei servizi primari quali gli alloggi, l’acqua potabile, i servizi igienico sanitari per una crescita urbana più equa e sostenibile. Nel corso dell’evento molte tavole rotonde e dibattiti sulla riduzione della disuguaglianza, la partecipazione democratica, la diversità culturale in città, lo sviluppo urbano sostenibile, infrastrutture a fronte della rapida crescita degli agglomerati urbani e del loro impatto sulle comunità. Il filo conduttore trae il motivo principale dall’Obiettivo del Millennio fissato dall’Onu di dimezzare la povertà globale entro il 2015. Secondo l’ultimo rapporto delle nazioni Unite sullo stato delle città nel mondo, oggi la popolazione delle baraccopoli ha raggiunto un tasso record pari a 827,6 milioni di persone che, salvo politiche solerti ed efficaci continuerà a crescere con una media di 6 milioni l’anno, con la previsione di raggiungere 889 milioni entro il 2020.

“Il fenomeno dell’urbanizzazione in Brasile come in altri Paesi del mondo si è avuto essenzialmente nel corso del XX secolo. Oggi in Brasile, ma anche negli altri Paesi, c’è bisogno di ripensare e riprogettare le città come lo desideriamo – ha affermato in un’intervista il console generale del Brasile a Shanghai parlando con altri delegati a Nanchino –. Il nostro Pianeta è solo uno anche se ci spostiamo, consumiamo gli stessi prodotti frutto della globalizzazione, percorriamo le stesse strade, usiamo le medesime risorse naturali e progrediamo insieme”.  

Termini di contrasto della globalizzazione
Le grandi trasformazioni che sono iniziate negli anni Settanta e hanno trovato nel decennio successivo una più marcata visibilità sono state percepite come un mutamento largamente irreversibile. Gli aspetti materiali del cambiamento, che hanno trovato nella tecnologia, nei flussi finanziari e nell’organizzazione del lavoro un momento di particolare evidenza hanno gettato le basi di una nuova dimensione mondiale, quello che siamo soliti chiamare globalizzazione.
Questo termine usato in modo sempre più diffuso e generico, “denota pertanto la scala più estesa, la crescente ampiezza, l’impatto sempre più veloce e profondo delle relazioni interregionali e dei modelli di interazioni sociali. Esso si riferisce ad una vera e propria trasformazione nella scala dell’organizzazione della società umana, che pone in relazione comunità tra loro distanti ed allarga la portata delle relazioni di potere abbracciando le diverse regioni e i continenti del mondo”¹.

La rapidità della trasformazione e della sua diffusione è uno degli elementi di maggiore evidenza: ci sono voluti quarant’anni per avere 50 milioni di processori di radio; quindici perché lo stesso numero avesse un computer dall’anno della sua introduzione; quattro per ottenere lo stesso numero di persone collegate regolarmente ad internet dal momento della sua entrata in funzione. Globalizzazione è così diventato un modo per riassumere il significato e i caratteri dell’epoca impostasi nell’ultimo decennio del Novecento, un termine utile a delineare una maggiore integrazione dei mercati e delle tecnologie, delle economie e degli Stati, che si diffonde con dinamismo e velocità crescenti, accelerando il passaggio  verso una più marcata urbanizzazione.
Come tutti i termini tuttavia, contiene alcune contraddizioni: un’accelerata innovazione che sembra sopraffare la tradizione, ma insieme ne alimenta la rinascita, in forme spesso nuove; la coesistenza di tendenze divaricanti (decentramento e centralizzazione, localismo e internazionalizzazione) che si manifestano in ambiti differenti. Caratteristica della globalizzazione è infatti l’intreccio tra economia e politica, tecnologia e cultura. Tutte le dimensioni della vita associata fanno ormai parte di una multi dimensione unica in cui i flussi dei mercati finanziari e le crisi di governo, le emergenze ambientali e le innovazioni tecnologiche, le identità collettive e le decisioni delle elite si interfacciano.

Al World Urban Forum di Rio de Janeiro, alla sezione di studio dedicata ai “residenti urbani under 25” e a ciò che li accomuna è emersa la grande importanza dei nuovi media.
“Il boom di Internet in Africa e in Medio Oriente è guidato prevalentemente dagli under 30. Nei blog arabi e iraniani frequentati da under 25, le ragazze sono la metà dell’utenza complessiva. Gli under 27 cinesi passano a chattare una media di 9 ore alla settimana, tre volte di più dei coetanei statunitensi. Ma si approvvigionano tutti alle stesse fonti”.

Note
¹ David Held e Anthony Mc Grew, Globalismo e antiglobalismo, Il Mulino 2001