I fenomeni franosi dei nostri territori

altL’ISPRA, le Regioni e le Province autonome hanno realizzato il progetto IFFI, Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia. All’interno di questo studio sono stati censiti circa 470.000 fenomeni franosi riguardanti i nostri territori, per un’area di 20.000 chilometri quadrati, pari al 6,6% del territorio nazionale. L’inventario si compone del Servizio di cartografia online che consente la visualizzazione delle frane e l’interrogazione dei principali parametri ad esse associate.

Il dissesto idrogeologico nelle diverse parti del mondo
Cause simili a quelle che nei Paesi tropicali portano alla desertificazione contribuiscono, nelle fasce temperate, ad innescare processi di dissesto idrogeologico, ossia tutte quelle situazioni di disordine, squilibrio, e alterazioni subite dalle strutture geologiche sotto l’azione erosiva dell’acqua. E le principali conseguenze sono: frane, smottamenti, alluvioni e valanghe. Tutte le forme del rilievo terrestre sono soggette al modellamento da parte  degli agenti esogeni, pertanto i fenomeni indicati fanno parte dei meccanismi naturali, ma quando si parla di dissesto ci si riferisce a quelli in cui esistono forti responsabilità antropiche. Episodi di questo tipo avvengono in tutti i paesi temperati, ma si presentano nelle forme più gravi quando le manomissioni interessano suoli particolarmente fragili, come quelli della regione meridionale europea. I bacini idrografici dei fiumi che sfociano nel Mediterraneo risultano quasi tutti pesantemente compromessi.

Già dai tempi antichi il disboscamento è stato ampiamente praticato sull’Appennino dove gli insediamenti umani si sono spinti fino alle fasce più alte, sottraendo spazi vastissimi ai boschi per destinarli all’agricoltura e all’allevamento ed esponendo così i terreni all’azione erosiva della pioggia e del vento. Per mantenere un certo equilibrio l’uomo ha intrapreso opere di drenaggio, terrazzamento e ciglionamento che insieme alle coltivazioni hanno per lungo tempo mantenuto la stabilità dei suoli montani. A partire dagli anni Cinquanta però, lo spopolamento delle montagne ha portato via via al degrado di queste strutture. Le frane che sono rappresentate dalla caduta di roccia o addirittura di intere parti dei fianchi montani, nonché gli smottamenti, ovvero gli scivolamenti di strati rocciosi impregnati di acqua derivano da tre fattori: la fragilità di molte formazioni rocciose del territorio italiano, le quali, in seguito ai fenomeni erosivi, danno luogo a suoli brulli caratterizzati da calanchi, crete e bolge; l’irregolarità e l’intensità delle precipitazioni concentrate in brevi periodi; la mancanza di copertura arborea in grado di trattenere le acque.
Le alluvioni consistono negli straripamenti di torrenti e di fiumi che depositano nelle pianure allagate materiali erosi a monte. Questi fenomeni sono strettamente collegati alle manomissioni avvenute in montagna. Anche le opere eseguite in pianura per modificare il corso naturale dei fiumi, spesso incanalati artificialmente in alvei troppo stretti, favoriscono la fuoriuscita delle acque dagli argini durante le piene. Il dissesto idrogeologico ha cominciato ad interessare in modo più intenso anche le Alpi dove, lo vediamo, si manifestano con sempre maggiore frequenza il fenomeno delle valanghe.

Difesa passiva e attiva dell’ambiente
L’uomo tuttavia può contrastare i processi di dissesto idrogeologico attraverso politiche di difesa passiva o attiva dei territori. La cosiddetta difesa passiva ha lo scopo di regolare le attività umane nelle aree soggette a rischio di dissesto, a tal fine si prendono provvedimenti che tendono a selezionare le attività economiche sulla base delle diverse caratteristiche ambientali, ad esempio considerando dove potenziare l’agricoltura, dove invece la silvicoltura, dove gli insediamenti abitativi,  dove le strutture rivolte al turismo. La difesa attiva consiste nella costruzione di opere in grado di proteggere realmente un territorio dalle conseguenze del dissesto. Si tratta, in buona sostanza di puntellature per prevenire le frane, di bacini artificiali per contenere le piene fluviali, di canali scolmatori, del potenziamento degli argini, di briglie e terrazzamenti nei letti dei corsi d’acqua. Rientra in questa categoria anche il rimboschimento che è indubbiamente l’opera più importante e duratura tra quelle che permettono un consolidamento dei territori soprattutto collinari e montani. I fatti e la cronaca di questi ultimi giorni ci deve invitare a serie e concrete riflessioni.

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