Giornata mondiale contro la tratta di persone

Tra i 25 e i 40  milioni le vittime di tratta, di cui  più di un terzo (34%)  minorenni.

Un bambino su dieci nel mondo, è costretto  a lavorare.

Più di 150 miliardi di dollari l’anno frutta il traffico di persone, di questi cui 50 miliardi provengono proprio dallo sfruttamento del lavoro (soprattutto nel settore agricolo, edile, manifatturiero).

Questi le cifre, triplicate negli ultimi 15 anni,  che diverse istituzioni internazionali stimano relativamente a questa gravissima violazione dei diritti umani.

 

Dal 2014 la comunità internazionale ha voluto porre con forza all’attenzione delle pubblica opinione l’esistenza del mercato di esseri umani attraverso la  Giornata Mondiale contro la Tratta di Persone, indetta il 18 dicembre 2013 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e celebrata ogni anno il 30 luglio (Risoluzione A/RES/68/192). 

Cosa è la tratta: “Il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’accoglienza o l’accoglienza di persone, mediante la minaccia o l’uso della forza o altre forme di coercizione, rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o del dare o ricevere pagamenti o benefici per ottenere il consenso di una persona che ha il controllo su un’altra persona, a scopo di sfruttamento (…) ”.

Il fenomeno della tratta di esseri umani è distinta principalmente tra smuggling e trafficking. Lo smuggling è l’introduzione illegale di migranti nel territorio di uno Stato. Mentre il trafficking è lo sfruttamento sessuale o economico in condizioni analoghe alla schiavitù.

E’ tratta la vendita di organi umani di ostaggio, fonte di reddito delle reti criminali.

E’ tratta il reclutamento nel paese di origine, il trasferimento e poi lo sfruttamento sessuale nel paese di destinazione.

E’ tratta lo sfruttamento dei minori per l’accattonaggio o nel lavoro forzato.

E’ tratta lo sfruttamento delle persone nello spaccio di stupefacenti e nei furti.

L’Unione europea con il piano 2021-2025 ha adottato una strategia di lotta al traffico degli esseri umani che punta alla prevenzione di questo crimine, all’arresto dei trafficanti e alla protezione delle vittime.

L’Onu, con la sua relatrice speciale sul tema,  Siobhán Mullally, ricorda che “la mancata identificazione delle vittime della tratta porta a rimpatri forzati, arresti, detenzione e perseguimento penale, separazione familiare e rifiuto dell’assistenza consolare, piuttosto che di protezione e assistenza”.

Proprio la difficoltà a riconoscere le vittime di tratta ha spinto, quest’anno, a incentrare la giornata sulle esperienze delle persone divenute schiave perché le esperienze delle vittime, sono essenziali non solo per capire le circostanze che portano al traffico stesso, ma anche le difficolta che queste spesso incontrano nel cercare aiuto.

“Le voci di tutti i sopravvissuti e le vittime della tratta dovrebbero essere portate alla ribalta senza discriminazioni o eccezioni”, ha affermato Mullally

In Italia

Nel nostro Paese,  le vittime prese in carico dal Sistema Nazionale Anti-tratta nel 2020 sono state 2.040. Tra questi sono emersi 716 nuovi casi presi in carico durante l’anno. Si tratta in prevalenza di donne e ragazze (81,8%), mentre 1 vittima su 20 è minore (105).

La nazionalità di origine delle piccole vittime è principalmente nigeriana (87%), ivoriana (2,5%) e tunisina (1,9%), la regione con più casi emersi è la Sicilia (29,8%), seguita da Liguria (14,3%), Campania (9,3%) e Piemonte (13,7%).  Gli illeciti vengono riscontrati anche nel settore del lavoro (terziario, ristorazione, commercio), quelli sessuali si perpetrano in molti casi attraverso adescamenti su Internet.

Una giornata, oggi, quindi per iniziare, da parte di tutti, a interessarsi a questa drammatica realtà, leggere, informarsi, conoscerla meglio.