Emigrazione ed immigrazione di ritorno uno sguardo allo sviluppo del Sud

altL’11 marzo è stata presentata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la Banca del Mezzogiorno per il piccolo e medio credito volta a creare le condizioni finanziarie per uno sviluppo del credito nelle aree del Sud. Un’iniziativa per un riequilibrio economico dell’intero territorio nazionale e per acquisire un rapporto più bilanciato fra impieghi e depositi nelle diverse aree del Paese, volendo altresì fare fronte ai problemi strutturali che tuttora incidono sul credito al Sud. A questo riguardo il sostegno finanziario deve essere prioritariamente indirizzato a favorire la nascita di nuove imprese, l’imprenditorialità giovanile e femminile, l’aumento dimensionale e l’internazionalizzazione al fine di creare maggiore occupazione.

E rispetto all’analisi delle potenzialità, come delle criticità del Mezzogiorno e dell’emigrazione meridionale tratta il libro appena uscito “Ma il cielo è sempre più su?” di Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano. Uno sguardo non tanto storico quanto attuale alle città e ai territori del Sud che se prima vedevano l’emigrazione verso Nord riportare grandi cifre (120 mila all’anno), ora si trovano alle prese con l’immigrazione di ritorno visto che il lavoro non c’è più neanche là, lontano da casa.
Le statistiche si riferiscono soprattutto ai giovani tra i 24 e i 34 anni e alle donne con contratti precari che hanno perso il lavoro al Nord e non riescono a reinserirsi, non hanno tutele e tornano nei propri territori d’origine e presso le rispettive famiglie (40 mila già nel gennaio 2010 secondo uno studio dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno, Svimez).
“Nel solo 2008 il Mezzogiorno ha perso 122 mila residenti a cui si aggiungono 173 mila pendolari di lungo raggio, emigranti precari- dicono Bianchi e Provenzano. Quasi 300 mila partenze verso il Centro-Nord, un nuovo esodo come negli anni Sessanta”. Ed il 2009 è stato, invece, in qualche misura, l’anno della riscoperta del Sud. Numerose pubblicazioni e cronache, i costanti richiami del Presidente della Repubblica e molti fatti hanno lo hanno riportato alla ribalta come questione sociale e politica.

Il futuro è sempre in gioco per tutti, ma al Sud sembra esserlo ancora di più. Cosa vorrebbero i giovani delle città e dei territori del Mezzogiorno? Negli ultimi 10 anni, 500 mila ragazzi e ragazze sono andati altrove e ben un milione ancora oggi non studia né lavora. Numeri importanti con i quali gli autori del libro fanno i conti analizzando e proponendo soluzioni a quelle che ritengono essere le criticità del Sud, nella ricerca di un nuovo possibile avvio che metta le nuove generazioni nelle condizioni di poter scegliere.

Il Sud “può trovare una via d’uscita in una rinnovata classe dirigente soprattutto se saprà investire pienamente nel capitale umano attraverso la creazione di poli di formazione d’eccellenza e uno stretto legame università-impresa, con progetti di spin off e sostegni alle star up”.
Allo stesso tempo è importante arginare la “fuga” che spopola interi centri urbani soprattutto in Calabria e in Sicilia, come ad esempio Riesi, in provincia di Caltanissetta dove in pochi anni il 9,3% della popolazione se ne è andato. La Svimez calcola che nei territori del Mezzogiorno, fra il 2008 e il 2030, la popolazione in età da lavoro diminuirà di oltre 2 milioni di persone a causa di diversi fattori, tra questi: bassa natalità ed un flusso di lavoratori immigrati insufficiente a colmare le “perdite”. Il futuro, che comincia sin da oggi, dovrebbe basarsi invece sul capitale umano e sulle nuove generazioni. “C’è una forma di eroismo in chi rimane scambiato spesso per inedia e accomodamento da chi fugge. Come c’è sempre una forma di eroismo nella fuga, scambiato per vigliaccheria ed egoismo da chi resta. Come se i ‘partiti’ e i ‘rimasti’ non fossero le due facce di un Sud ostile ai suoi figli, l’identica medaglia. C’è bisogno – dicono gli autori – di un racconto che metta insieme gli uni e gli altri e faccia maturare la consapevolezza che è necessario ripartire dagli uni e dagli altri per riprendersi quella parte di futuro che è stato loro negato”. 

Ma il cielo è sempre più su? Di Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano, Castelvecchi editore, marzo 2010

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