D’Alberto-delegato ANCI Immigrazione-: “Il SAI è un pilastro del welfare territoriale e un motore di sviluppo per le comunità”
“Il SAI è sempre più un tassello fondamentale del sistema di welfare territoriale e un modello di sviluppo locale fondato sull’accoglienza diffusa, sull’inclusione e sulla coesione delle comunità”. Lo ha dichiarato il delegato Anci all’Immigrazione, politiche per l’accoglienza e l’integrazione e sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, intervenendo a Pietrelcina all’iniziativa organizzata per i dieci anni del Consorzio “Sale della Terra”, la rete di economia civile che gestisce 25 progetti SAI nei “Piccoli Comuni del Welcome”.
“La sfida che oggi siamo chiamati ad affrontare – ha sottolineato D’Alberto – è quella di costruire un modello di accoglienza sempre più efficace e sostenibile. Le esperienze maturate in questi anni dimostrano che la collaborazione tra Comuni e Terzo settore, attraverso il sistema SAI, rappresenta la strada più concreta per mettere al centro la persona e trasformare l’accoglienza in un’opportunità di sviluppo per i territori”.
Nel suo intervento il delegato Anci ha evidenziato come il Sistema di accoglienza e integrazione abbia ormai assunto un ruolo stabile all’interno del welfare locale, ricordando che all’ultimo avviso di ampliamento della rete, a fronte di 500 posti disponibili, sono pervenute richieste da circa 120 Comuni per oltre 2.000 posti. “È un dato che conferma quanto il SAI sia considerato uno strumento strategico dai territori e quanto sia necessario continuare a investire sull’accoglienza diffusa, rafforzando il sistema e coinvolgendo maggiormente anche le Regioni sui temi della formazione, del lavoro, della casa e della sanità”.
D’Alberto ha infine richiamato il valore delle esperienze sviluppate nei piccoli Comuni, sottolineando come l’integrazione possa contribuire a contrastare lo spopolamento e a rafforzare la coesione sociale. “Quando le persone vengono messe nelle condizioni di costruire il proprio futuro all’interno delle comunità, contribuiscono a rivitalizzare borghi e aree interne. Sono esperienze che rappresentano un modello non solo per i piccoli centri, ma anche per le città di maggiori dimensioni”.

