La fuoriuscita di attività dal cuore metropolitano

altaltA partire dalla seconda guerra mondiale, la città contemporanea assiste alla fuoriuscita dal cuore metropolitano di popolazione e di attività che si disseminano sul territorio, dando luogo ad una tendenza evolutiva che diventa uno dei caratteri distintivi della condizione posturbana.

Il territorio extraurbano diventa strumento di una serie variegata di orientamenti, economici in primo luogo, ma anche e conseguentemente sociopolitici, che stanno radicalmente decentrando la città per trasformarla in una geografia urbana sempre più complessa.

Paradossalmente lo spazio urbano, un tempo protetto dalle mura, viene spalancato, la città esplode, si apre, si disperde, mentre i singoli contenitori di attività si isolano e tendono a chiudersi. La città estroversa si fa a pezzi e i pezzi introversi si recintano in enclaves.

Le aree periferiche appaiono oggi il risultato di un processo di “magnetizzazione” all’insegna del decentramento e della specializzazione funzionale, iniziato con il trasferimento delle funzioni direttrici out-of-town, sia per l’abbondanza di terreni disponibili a basso costo che per le più comode relazioni con la rete stradale e dei trasporti. Inoltre le funzioni urbane, galleggianti in uno spazio dilatato, frammentato, disperso, grazie alla motorizzazione crescente, si sono specializzate e gerarchizzate, generando luoghi specialistici ed esclusivi, recinti autoreferenziali, all’interno dei quali si riscontra solamente una vaga simulazione dell’effetto città, senza però alcun dialogo con il contesto urbano.

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