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No hate speech, le strategie contro i discorsi d’odio in rete In evidenza

Come combattere i discorsi d’odio in rete e promuovere una corretta informazione sui temi legati all’inclusione sociale e all’integrazione dei cittadini stranieri? Molte sono le iniziative e i progetti promossi a livello nazionale e internazionale che vanno nella direzione della lotta allo stereotipo e alla discriminazione in rete alimentata soprattutto da false notizie e da una cattiva informazione.

15 Mar 2016 0 comment
No hate speech, le strategie contro i discorsi d’odio in rete Immagine tratta dalla campagna europea NO HATE SPEECH

Tema questo al centro del progetto europeo “PRISM – Preventing, redressing and inhibiting hate speech in new media” che, attraverso una serie di seminari locali, punta a sensibilizzare cittadini, giornalisti ed esperti del settore della comunicazione contro luoghi comuni e false notizie che circolano in rete. Prossima tappa del progetto il lancio della campagna di comunicazioneNo all’odio, no all’intolleranza sul web!” organizzato da Arci in collaborazione con Cittalia il 21 marzo alle ore 14.30 a Roma, presso la Sala stampa della Camera dei Deputati.

Tra le diverse iniziative promosse a livello nazionale per smontare bufale e luoghi comuni sull’immigrazione interessante l’esperienza di un gruppo di youtuber che ha dato il via a #Parliamoneproject. Usare numeri, grafici ed efficaci video in cui si prendono in esame alcuni cliché che si smontano dati alla mano. Questo è l’obiettivo del progetto, nato da un’idea di una giovane studentessa Noemi Biasetton, in collaborazione con Valigia blu e Open migration, che ha affrontato il tema nella sua tesi di laurea.

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Posted by Cittalia on Wednesday, 9 March 2016

“Ma perché ci chiamate di colore se siamo neri?”, si apre così in modo ironico il video sulle “Domande degli immigrati agli italiani” realizzato da The Jackal, giovani video maker partenopei. In modo divertente un gruppo di cittadini stranieri si presta a commentare e a rispondere ai luoghi comuni più diffusi su di loro.

Guarda il video "Le domande degli immigrati agli italiani"

video theJackal

#Illegalalien, è solo uno dei tanti hashtag offensivi rivolti ai migranti e rifugiati che popolano la rete. E allora, come rispondere? Oltre i confini nazionali, sulla scia di Celebrities Read Mean Tweets, in cui sono attori a leggere messaggi aggressivi contro di loro, Define American ha coinvolto giovani rifugiati di San Francisco e li ha invitati a commentare e a rispondere ai tweet offensivi nei loro confronti.
Così un giovane rifugiato risponde in modo ironico al tweet che lo definisce un “alieno illegale”: «Non mi piace la parola “alieno” perché sento che verde non è il mio colore. Mi piace essere marrone».

Guarda il video "Mean tweets"

MeanTweets

Mentre in Brasile un gruppo di attivisti ha dato il via ad una campagna contro i discorsi d’odio in rete dopo che nel luglio scorso la giornalista Maria Julia Coutinho è stata bersaglio di commenti e insulti razzisti pubblicati sulla pagina Facebook del canale per il quale lavorava. L’associazione per i diritti civili Criola ha così deciso di dare il via ad una iniziativa contro l’hate speech: ha acquistato una serie di cartelloni e manifesti pubblicitari che sono stati affissi in diversi quartieri riportando i tweet razzisti pubblicati in rete.
“Queste persone pensano di poter sedere nel comfort della propria casa e fare ciò che vogliono su Internet”, ha così spiegato Jurema Werneck fondatore dell’organizzazione Criola.

Guarda il video

 Brasile campagna hatespeech

Accuse di furti, omicidi, molestie e violenze sessuali sono alcuni dei crimini che a Lipsia vengono sempre più spesso attribuiti ai migranti e rifugiati in seguito soprattutto all'arrivo di migliaia di persone in fuga dai propri paesi. Notizie false che circolano in rete, in primis sui social network, e che sempre più spesso vengono riprese anche dai giornali. Una situazione allarmante, come osservato da una giovane ragazza tedesca Karolin Schwarz, che ha deciso così di lanciare un sito per combattere le false notizie e le bufale che riguardano migranti e rifugiati. Si tratta di Hoaxmap, una piattaforma online, ideata assieme allo sviluppatore Lutz Helm, in cui vengono riportate tutte le notizie che attribuiscono un reato ad un migrante affiancando però alle stesse l'intera documentazione e le dichiarazioni ufficiali che le smentiscono. I due ragazzi sono così riusciti a smontare oltre duecento notizie false.

Di recente anche anche Mark Zuckerberg CEO di Facebook ha sottolineato l'impegno del "padre" di tutti i social network verso una strategia di lotta all'incitamento all'odio e ai discorsi razzisti su Facebook. In particolare, ha dichiarato - nel corso di un incontro con le autorità tedesche - che nonostante ci sia ancora molto lavoro da fare contro l’hate speech, Facebook si impegna ad inserire migranti, rifugiati e i soggetti più "deboli" all'interno di liste dei gruppi “protetti”.

Angela Gallo
Twitter: @AngelaGallo1

Video

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