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Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione. Biffoni: “L’Italia non può tollerare morti in mare, il salvataggio delle persone è un dovere morale ancor prima che un obbligo di legge”

Sono passati cinque anni dalla tragedia del 3 ottobre 2013 giorno in cui al largo dell’isola di Lampedusa persero la vita 368 persone nel tentativo di raggiungere l’Europa.

02 Ott 2018 0 comment

Per non dimenticare le vittime di allora, ma anche le migliaia che continuano a morire nel mar Mediterraneo (negli ultimi 5 anni sono morti in mare 17mila persone), ogni anno il 3 ottobre si celebra la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione.

Dobbiamo ribadire con forza un concetto semplice ma mai scontato. L’Italia non può tollerare morti in mare, il salvataggio delle persone è un dovere morale ancor prima che un obbligo di legge. Lo sforzo sull’accoglienza che in questi anni i territori hanno affrontato è stata una sfida difficile, per i numeri degli arrivi, per la complessità di un fenomeno epocale, ineludibile e non va trattato con ricette semplici o slogan. L’ampliamento della rete Sprar, il crollo degli arrivi dovuto anche a politiche estere mirate, sono state risposte efficaci, anche se non sufficienti. Molte le cose da migliorare, ma tornare indietro sarebbe un grande errore” sono le parole che Matteo Biffoni sindaco di Prato e Delegato Anci all’Immigrazione e alle politiche per l’integrazione ci affida in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione.

Oggi, nonostante il calo degli arrivi, sta aumentando il tasso di mortalità in mare a causa di traversate sempre più pericolose e di restrizioni alle navi delle Ong impegnate nel soccorso in mare. In occasione della Giornata Fondazione Ismu si impegna nel richiamare l’attenzione su questi temi riportando alcuni numeri elaborati dall’ultimo rapporto UNHCR “Viaggi disperati” (leggi il rapporto): nel 2014 i morti e dispersi in mare sono stati 3.538, nel 2015 3.771, 5.096 nel 2016, 3.139 nel 2017 e 1.642 al 20 settembre 2018.

morti Medit
Fonte: elaborazioni ISMU su dati UNHCR

Elaborando i dati di Unhcr la Fondazione ricorda inoltre che più di 1.600 migranti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo nei primi nove mesi del 2018, 21 persone ogni mille sbarcati. E in particolare nei primi tre mesi del 2018 il tasso di mortalità tra coloro che partono dalla Libia diretti in Italia è salito a un morto ogni 14 persone, rispetto a un decesso ogni 29 persone nello stesso periodo del 2017.
Anche ISPI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, ha elaborato i dati del rapporto Unhcr e di IOM, ma si è soffermato su un altro punto: negli ultimi quattro mesi in cui il nuovo governo ha introdotto diverse politiche migratorie si è registrato un nuovo balzo verso l’alto per quanto riguarda il numero degli arrivi e a settembre il 19% di chi ha tentato la traversata dalla Libia è risultato morto o disperso (8 persone al giorno secondo ISPI), “una percentuale mai registrata lungo la rotta del Mediterraneo centrale da quando si dispone di statistiche sufficientemente accurate”.

 

fig 2 migrazioni 

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Per la Giornata a Lampedusa il "Comitato Tre Ottobre” ha organizzato alcuni workshop riunendo studenti, insegnanti, rifugiati, associazioni e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani per ricordare tutti i migranti che sono morti nel tentativo di raggiungere le nostre coste ma “soprattutto per sensibilizzare la società civile e le istituzioni sui temi legati alle migrazioni".

L'iniziativa è promossa con il sostegno del Comune di Lampedusa e Linosa e la Rai, con il contributo dell'Associazione nazionale vittime civili di guerra con i finanziamenti dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati.

 

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