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Tre esempi su come fare giornalismo di qualità contro l’odio in rete

L’informazione corre sempre più veloce sui binari dei nuovi strumenti di comunicazione soprattutto attraverso i social network. “Uno dei nostri problemi è che viviamo in un’epoca in cui le notizie vengono fagocitate molto rapidamente e spesso non c’è tempo di approfondire”, sostiene il direttore di Ethical journalism network Aidan White. Un rischio che genera spesso la diffusione di informazioni e notizie errate che incitano all’odio e alla discriminazione in rete.

03 Mag 2016 0 comment
Immagine tratta dalla pagina Facebook Bologna cares! Immagine tratta dalla pagina Facebook Bologna cares!

A partire da queste considerazioni, con l’obiettivo di promuovere il confronto su tecniche e modalità di contrasto all’odio su siti e social network, nell’ambito del progetto europeo Prism, si svolgeranno due appuntamenti formativi rivolti ai giornalisti rispettivamente il 7 e l’11 maggio a Dogliani nel corso del Festival della Televisione e dei Nuovi Media e a Napoli presso il Palazzo delle arti (scarica il programma di Dogliani e Napoli). I due eventi sono organizzati in collaborazione con gli Ordini regionali dei giornalisti.

Ma quali sono le strategie e gli strumenti utilizzati dai media per contrastare i discorsi d’odio in rete? Prendiamo in esame tre interessanti iniziative: il progetto del laboratorio di giornalismo per i rifugiati promosso dal progetto Sprar di Bologna, il caso del giornale belga “Le Bienvenu” e la strategia per un giornalismo etico promossa da Ethical journalism network.

 

Dallo Sprar di Bologna: il laboratorio di giornalismo per rifugiati e richiedenti asilo

Da oggetto di notizia a soggetto della notizia stessa. Così il laboratorio di giornalismo Temporary journalist sovverte i punti di vista. Sono gli stessi rifugiati e richiedenti asilo accolti nel progetto Sprar di Bologna a fare informazione. “Il progetto, che fa parte del programma 2016 della campagna di comunicazione Bologna cares! – si legge sul sito - nasce dall’idea di far collaborare giornalisti professionisti e richiedenti asilo attraverso uno scambio di informazioni, di esperienze e di professionalità” per realizzare dei veri e propri servizi giornalistici grazie alla collaborazione con due televisioni locali: TRC e Nettuno TV. Dallo sport a incontri istituzionali, da interviste a piccoli reportage si cercherà così di smontare luoghi comuni e stereotipi entrando, attraverso il piccolo schermo, nelle case degli italiani.

Le Bienvenu, il giornale che promuove una visione positiva di rifugiati e migranti

Con una tiratura di circa 100mila copie sarà distribuito nelle stazioni di Bruxelles e della Vallonia (Bruxelles-Midi, Bruxelles-Central, Bruxelles-Nord, Bruxelles-Luxembourg, Arlon, Charleroi-Sud, Liège-Guillemins, Mons, Namur et Ottignies), presso le sedi di associazioni e sindacati, Le Bienvenu un giornale completamente gratuito che punta a smontare le bufale sull’accoglienza e i luoghi comuni su rifugiati e migranti promuovendone un’immagine positiva. Attraverso reportage, buone pratiche di inclusione e collaborazione tra residenti e rifugiati, cambia la prospettiva dell’informazione promossa dal giornale disponibile anche online. Un progetto che, sostenuto da associazioni e organizzazioni non governative, vuole rimarcare il ruolo decisivo della stampa nella “costruzione dell’immagine dei rifugiati” e della sua influenza sull’opinione pubblica.

Ethical journalism network, un vademecum per una comunicazione responsabile

Ma in che modo il giornalista può contribuire a contrastare concretamente l’hate speech? A dare una risposta è il direttore di Ethical journalism network Aidan White in un video su youtube in cui parla di cinque pratici e semplici modi con cui i giornalisti possono garantire una giusta e corretta informazione contro i discorsi d’odio in rete (1. status of the speaker, 2. content of the speech, 3. goals, 4. political, social, economic conditions, 5. reach of the speech).

Guarda il video - The EJN 5 Point Test For Hate Speech

White EJN

In particolare, per White è necessario prestare attenzione allo “status” di chi parla, se si tratta di un politico o di un leader in grado di influenzare l’opinione pubblica o meno. Il giornalista deve essere in grado di valutare le intenzioni dello speaker e il contenuto stesso del discorso. Da non sottovalutare per il direttore di EJN è anche il contesto politico, economico e sociale di riferimento. In particolari momenti storici quando è la paura e l’insicurezza a dominare, i discorsi d’odio riescono a fare maggiore presa sull’opinione pubblica “accendendo la fiamma dell’intolleranza e della violenza”. Infine, da non dimenticare, è la capacità di diffusione dei discorsi di incitamento all’odio che, attraverso la rete e i social network, possono raggiungere un vasto pubblico amplificando così il messaggio di odio e violenza.

In proposito Ethical journalism network ha elaborato una sorta di vademecum per i giornalisti in cui si richiama ai principi dell’ “accuratezza, indipendenza, imparzialità, umanità e trasparenza” per promuovere un giornalismo di qualità e una comunicazione pubblica responsabile. Principi questi rimarcati da White anche nel corso del panel sul contrasto all’hate speech nell’ambito del World press freedom day in programma ad Helsinki dal 2 al 4 maggio.

 

Angela Gallo
Twitter: @AngelaGallo1

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