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In questi anni abbiamo lavorato per definire e applicare protocolli rivolti alla accoglienza di rifugiati e vittime di tratta oltre a puntare a creare le condizioni per una effettiva integrazione

30 Ott 2018 0 comment

Su Repubblica.it  la notizia della manifestazione a Parma contro il decreto immigrazione e in difesa della protezione umanitaria promossa da Ciac onlus insieme al Coordinamento Civiltà dell'accoglienza. Numerosi i sindaci della provincia di Parma intervenuti insieme ai quali, con la comunità, si è potuto sottoscrivere un appello pubblico per la modifica del decreto in sede parlamentare. Al presidio è intervenuta anche Laura Rossi, assessore alle Politiche sociali del comune di Parma, che ha detto: «Questo decreto è una sciagura per tutti quelli che operano per l'accoglienza e l'integrazione: in questi anni abbiamo lavorato per definire e applicare protocolli rivolti alla accoglienza di rifugiati e vittime di tratta oltre a puntare a creare le condizioni per una effettiva integrazione». E continua: «Gli effetti immediati di questo decreto ricadono su persone fino a oggi titolari di accoglienza umanitaria e che ora si troveranno sulla strada: vedremo aumentare uno stuolo di fantasmi privi di diritti, un esercito di irregolari che rischiano di cadere preda della criminalità».

In un articolo di oggi su La Repubblica (ed.Firenze) dal titolo “Seimila stranieri irregolari per decreto” si possono leggere le stime della Regione e del comune di Firenze su quanti stranieri risulteranno irregolari per via del decreto. L’assessore regionale all’immigrazione Vittorio Bugli e l’assessore al welfare e all’accoglienza del comune di Firenze e responsabile immigrazione di Anci Toscana, Sara Funaro, dichiarano che “con l’eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito con specifici permessi “speciali”, nella sola Toscana «si troverebbero dalle 5 alle 6 mila persone fuori da ogni sistema di accoglienza, e privi di qualunque tipo di protezione e di controllo».
«Chi uscirà dal sistema di accoglienza e integrazione diffusa, di cui la Toscana è stata un modello», continuano i due assessori nell’articolo, «andrà a ingrossare la “nube grigia” di persone, presenti in Italia ma prive di riconoscimento, destinate in gran parte a finire nell’area dell’illegalità». L’assessore Funaro continua manifestando la preoccupazione riguardo al fatto che gli Sprar «non saranno più differenziati, come oggi, a seconda che accolgano minori, famiglie, o soggetti vulnerabili, fra cui i traumatizzati per guerre o violenze, e non potranno più offrire servizi mirati». L’articolo continua parlando dei Cas e del fatto che “oggi diffusi e di piccole dimensioni, causa l’annunciato taglio di risorse, saranno sostituiti giocoforza «da strutture più grandi e affollate, gestibili con meno costi ma ridotte a parcheggi e centri di controllo, che offrono vitto e alloggio, ma nessuna iniziativa di integrazione, nemmeno a chi è destinato a ottenere un permesso».

Su Il Dubbio e Affariitaliani.it la senatrice M5s Elena Fattori, a margine dei lavori della commissione Affari costituzionali del Senato per la conversione in legge del decreto sicurezza e immigrazione, dice: «Questo decreto fallisce gli obiettivi. Abolisce gli Sprar, che erano l'unico modo per integrare i migranti».

Su Avvenire un articolo sul comune di Montesilvano e il suo modello di accoglienza, voluto dal sindaco di centrodestra Francesco Maragno che dichiara: «Ci auguriamo che questo modello possa essere esportato all' interno della legislazione vigente».

Su Il Quotidiano di Calabria l’incontro di ieri mattina 29 ottobre presso la Casa della Cultura della Provincia di Catanzaro tra i responsabili dei centri Sprar e i sindaci dei 16 comuni del territorio provinciale che li ospitano. Dall’incontro, organizzato per confrontarsi sul dl sicurezza e immigrazione, è emersa la preoccupazione da parte di tutti i partecipanti circa l’abrogazione della protezione umanitaria, l’impossibilità di stabilire la residenza e quindi l’impossibilità di iscriversi al Servizio Sanitario e al Centro per l’Impiego, l’impossibilità per i richiedenti asilo di essere inseriti nelle strutture di accoglienza Sprar.

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Provincia Enzo Bruno, il delegato all’Immigrazione per la Presidenza della Giunta della Regione Calabria, Giovanni Manoccio, il rappresentante degli enti gestori Sprar, Carlo Leone, e il presidente di Anci Calabria, Gianluca Callipo, che ha dichiarato: «Un decreto che ci fa fare un passo indietro. I comuni non hanno la possibilità di gestire direttamente l’accoglienza, ma ci siamo adoperati lo stesso per dare un contributo al governo nazionale. Proprio lo scorso anno qui a Catanzaro abbiamo firmato con l’allora ministro Minniti, un documento con il quale un centinaio di sindaci si erano presi l’impegno di promuovere i progetti Sprar con l’obiettivo di portare a chiusura i centri di accoglienza. Ora, chiudendo gli Sprar si vuole percorrere la strada al contrario».

Guarda il servizio realizzato da Catanzaroinforma.it

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