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#VolemAcollir, da Barcellona l’appello per un’accoglienza dignitosa e un maggior protagonismo di sindaci e cittadini

Biffoni: “Sistema Sprar esempio di accoglienza diffusa da replicare anche in Europa”

Sabato Barcellona è scesa in piazza per chiedere di accogliere più rifugiati. A guidare il corteo la sindaca della città Ada Colau che, già lo scorso dicembre in Vaticano nel corso del vertice internazionale dei sindaci sui rifugiati, aveva richiamato al ruolo centrale dei sindaci e delle città per un’accoglienza dignitosa.

20 Feb 2017 0 comment

Barcellona chiede al governo spagnolo di rispettare la quota di rifugiati prevista dal sistema di ricollocazione europeo: 16mila a fronte delle sole 1.100 persone fatte entrare dal Governo centrale. Da più parti in Spagna, soprattutto attraverso le voci delle Ong che si occupano dell’accoglienza, si punta ad un modello che vede il diretto coinvolgimento dei comuni e della cittadinanza. Un modello che ‘strizza l’occhio’ al sistema italiano dello Sprar già oggetto di studio da parte delle Ong della Catalogna.

Lo scorso giugno infatti è stato presentato proprio a Barcellona, nell’ambito del convegno internazionale organizzato da Asil.Cat Models and challenge in the reception of individuals in need of international protection”, il funzionamento dello Sprar e le buone pratiche realizzate nei Comuni italiani: dalla nascita di start up agricole che vedono rifugiati e cittadini lavorare assieme per la valorizzazione dei prodotti locali, fino alle esperienze di riqualificazione urbana partecipata. Un modello a cui si guarda con interesse anche oltre i confini nazionali.

Abbiamo intervistato il delegato dell’Anci per l’immigrazione e sindaco di Prato Matteo Biffoni sulla manifestazione che si è svolta a Barcellona e sul ruolo centrale dei sindaci d’Italia e d’Europa nell’affrontare e gestire concretamente il fenomeno migratorio.

Sindaco Biffoni, la manifestazione #VolemAcollir che si è svolta sabato a Barcellona e guidata dalla sindaca Ada Colau, è stata un appello al governo spagnolo perché l’accoglienza sia più strutturata dando maggior voce ai Comuni. In particolare, la proposta della sindaca è quella di puntare ad una distribuzione equa e sostenibile dei migranti per non creare tensioni nelle comunità che ospitano garantendo reali percorsi di integrazione. Qual è il suo punto di vista?

E’ esattamente il modello di accoglienza che come Anci sosteniamo e che con il Governo stiamo cercando di attuare: accoglienza diffusa, per piccoli numeri, distribuita sui territori. Il coinvolgimento dei sindaci è importante perché chi amministra una città ne conosce anche le dinamiche sociali: l’accoglienza deve essere rispettosa anche delle comunità che accolgono, oltre che di chi arriva. E’ necessario che il rapporto tra i richiedenti asilo e la comunità non sia conflittuale.

Già nel corso dell’incontro con i sindaci da tutta Europa che si è tenuto lo scorso dicembre in Vaticano, a cui lei stesso ha partecipato, la sindaca di Barcellona, di Madrid e di Parigi avevano richiamato ad un ruolo centrale dei territori guardando ad un modello di accoglienza diffusa. Secondo lei, il sistema dello Sprar può rappresentare un modello anche per le città europee?

Ogni Paese ha leggi e dinamiche proprie. Basti pensare le difficoltà che ha l’Italia a riconoscere un percorso veloce per il riconoscimento dello status di rifugiato rinunciando all’appello come già avviene in Germania. Con modalità diverse in base alle esigenze dei territori il sistema Sprar è sicuramente un modello replicabile ovunque in Europa.

Domani lei prenderà parte al VI Forum internazionale sulle migrazioni e la pace che sarà preceduto dall’udienza di Papa Francesco. Il Forum vedrà la partecipazione di rappresentanti di governi e organizzazioni da tutto il mondo per fare il punto sulla crisi dei rifugiati. Qual è il contributo dell’Italia e in particolare dei Comuni nella gestione del fenomeno per una concreta accoglienza e integrazione?

L’esperienza di un Paese che sta reggendo un fenomeno epocale sulle proprie spalle. L’Italia sta gestendo la prima e la seconda accoglienza, i salvataggi in mare. Responsabilmente sta facendo anche oltre il proprio dovere, dato che è la porta sul Mediterraneo di tutta l’Europa. In questo i Comuni hanno un ruolo fondamentale: basta pensare a Lampedusa e a come quest’isola meravigliosa sia l’esempio di solidarietà e accoglienza. Ma anche ai tanti Comuni, piccoli e grandi, che si adoperano per una gestione seria e dignitosa dell’accoglienza, con sindaci che si assumono la responsabilità di affrontare questa complicata sfida senza prestare il fianco a facili populismi. Un sistema che funziona soltanto se viene affrontato il fenomeno in un’ottica internazionale, in particolare all’interno dell’Unione europea dove non è più possibile che siano solo alcuni Stati membri a sobbarcarsi la fatica di dare risposte agli arrivi che, è bene ricordarlo, non cesseranno nel breve periodo.

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