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Il modello Sprar, dai piccoli Comuni una risposta all’accoglienza e all’integrazione In evidenza

Rinascita di piccole città, recupero di vecchi mestieri ed esperienze di collaborazione tra residenti e rifugiati per la cura del territorio sono solo alcuni dei riflessi positivi dei progetti di accoglienza realizzati nella rete dello Sprar.

01 Apr 2016 0 comment
Immagine tratta dal profilo Facebook di Atelier Nuele Immagine tratta dal profilo Facebook di Atelier Nuele

A partire dal caso di Riace, il cui sindaco è stato annoverato tra le cinquanta personalità più influenti al mondo dalla rivista americana Fortune, la stampa nazionale e internazionale sta mostrando sempre maggiore interesse rispetto all’esperienza dello Sprar che vede i Comuni in prima linea nell’accoglienza diffusa e “integrata” dei richiedenti asilo e rifugiati.

“Quella di Riace non è un’utopia ma una strada percorribile come dimostrato da esperienze analoghe anche in altre realtà locali. Basti pensare che degli 800 comuni coinvolti nella rete dello Sprar circa la metà sono realtà di medio-piccole dimensioni con potenzialità simili a Riace”, spiega Daniela Di Capua direttrice del Servizio centrale dello Sprar intervenuta alla trasmissione radiofonica “Tutta la città ne parla” in onda su Radio 3.

E’ quello che succede a Satriano (Catanzaro), Santorso (Vicenza), Sant’Alessio in Aspromonte (Reggio Calabria), Chiesanuova (Torino), Santa Marina (Salerno) e Capua (Caserta) dove, grazie all’arrivo e all’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, sono stati riattivati servizi (come le linee degli autobus), riaperte le scuole, recuperati vecchi mestieri e rivalorizzate le attività produttive locali.

Satriano, comune di circa 3mila abitanti in provincia di Catanzaro, ha puntato sulla sinergia tra la cittadinanza e i rifugiati per ridare vita alla città.

Cittalia segnala: Cittadini e rifugiati collaborano insieme per rivitalizzare l'economia locale. Bloomberg Business...

Posted by Cittalia on Wednesday, 23 March 2016

Provenienti perlopiù da Pakistan e Burkina Faso, alcuni degli ospiti del progetto hanno trovato occupazione nei piccoli negozi del paese evitandone così la chiusura, come Adnan originario del Pakistan che sta lavorando come parrucchiere. Mentre altri ragazzi stanno frequentando un corso come operatore socio sanitario per il volontariato promosso dall’OARI in collaborazione con l’Avulss e l’Università Magna Graecia di Catanzaro. Obiettivo del corso è quello di formare una figura professionale che possa assistere le persone che si trovano in particolari condizioni di disagio.

Spostandoci più a sud di Satriano, troviamo la cittadina di Sant’Alessio in Aspromonte (RC), paesino che conta poco più di 300 abitanti. Qui un piccolo laboratorio di falegnameria è rinato grazie al lavoro di un giovane rifugiato originario del Pakistan che, assieme a “zio Michele”, proprietario della falegnameria, ripara e recupera vecchi mobili.
In provincia di Vicenza, nel paesino di Santorso con circa 6mila abitanti, è attivo invece il laboratorio di sartoria Atelier Nuele, che vede i beneficiari impegnati nella realizzazione di capi di abbigliamento e accessori. Uno dei rifugiati coinvolti nell’iniziativa, originario dell’Iraq, una volta terminato il tirocinio è stato assunto presso l’Atelier e oggi ricopre il ruolo di tutor insegnando agli altri ospiti del progetto l’arte della sartoria.

 

Chiesanuova, un piccolissimo comune di appena 200 abitanti in provincia di Torino, sta per festeggiare i suoi 15 anni di accoglienza. Entrato nel sistema di accoglienza quando ancora era in vigore il PNA, il Programma nazionale asilo dal quale è nato poi nel 2002 lo Sprar, il comune gestisce direttamente il progetto di accoglienza sul territorio con un alto tasso di integrazione dei rifugiati. Il comune ospita 25 persone di cui sette nuclei familiari provenienti da Ucraina e Cecenia. Grazie alla presenza di queste persone sono stati assicurati servizi per tutta la cittadinanza come il trasporto pubblico e la scuola. Il progetto garantisce agli accolti un abbonamento mensile all’autobus per potersi spostare anche nei paesi vicini, in questo modo le corse possono funzionare regolarmente senza rischiare di essere soppresse. La presenza inoltre dei bambini ha permesso di lasciare aperta la scuola materna del paese.

In questa direzione va anche l’esperienza di Santa Marina, in provincia di Salerno, dove, in collaborazione con il Comune di Policastro, è attivo da circa un anno un servizio di navetta scuolabus che va da Policastro a Santa Marina, dove si trovano le scuole. Lo scuolabus è attivo per tutti i bambini, sia per quelli accolti nel centro Sprar sia per i residenti. Un esempio questo di come il progetto di accoglienza e la presenza di rifugiati abbia reso possibile attivare un servizio utile per tutta la comunità locale.
L’accoglienza è anche e soprattutto incontro e scambio culturale diventando un progetto condiviso e partecipato con i cittadini come accade anche a Capua, comune con circa 20mila abitanti in provincia di Caserta. Qui il progetto Sprar ha attivato un laboratorio di restauro di vecchi mobili che coinvolge i richiedenti asilo e rifugiati accolti sul territorio. Grazie alle capacità e competenze acquisite nel corso delle attività svolte durante le lezioni, i beneficiari sono impegnati nel restauro dei mobili del Duomo di Capua, partecipando così alla cura delle bellezze artistiche del territorio.
Esperienze queste che dimostrano come l’accoglienza produca vantaggi per tutti, non solo per le persone accolte nei progetti Sprar ma anche per il territorio intero attraverso la rivitalizzazione del tessuto economico e sociale di quelle piccole realtà che rischiano di essere abbandonate a loro stesse.

Per approfondire leggi:

Storie dalla rete dello Sprar. L'accoglienza: un'opportunità di crescita per i territori

Rifugiati e accoglienza, storie di inclusione attraverso i sapori locali

Angela Gallo
Twitter: @AngelaGallo1

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