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No Tratta, position paper Cittalia: “Istituire un Osservatorio europeo e integrazione tra sistema anti-tratta e asilo”

Costituire un Osservatorio europeo sulla tratta degli esseri umani, favorire misure per la tutela delle vittime e l’emersione del fenomeno nell’ambito della protezione internazionale rafforzando la normativa in materia sono solo alcune delle proposte contenute nel Position paper Cittalia “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale” (scaricalo qui) presentato nel corso della conferenza conclusiva del progetto No Tratta “Protezione internazionale e tratta degli esseri umani: nuove strategie per una migliore identificazione e assistenza alle vittime” che si è svolta a Roma il 19 gennaio.

03 Feb 2016 0 comment

 

L’incontro ha visto esperti del settore e rappresentanti delle Istituzioni confrontarsi sulle strategie in atto per la lotta della tratta delle persone e delle sue interconnessioni con il sistema della protezione internazionale (leggi lo storify).
“L’appuntamento di oggi ha segnato la conclusione di un lavoro su un progetto co-finanziato dalla Commissione Europea per la lotta contro la tratta degli esseri umani che Cittalia ha coordinato, con alcuni partner rappresentanti della società civile, dall’associazione On the Road al Gruppo Abele, all’Università di Padova in rapporto anche con il Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri”, ha affermato il presidente di Cittalia Leonardo Domenici in apertura dei lavori. “Sono state presentate molte esperienze importanti – ha proseguito - ed il progetto è servito per fare anche una azione di formazione e informazione importante; l’obiettivo, adesso, è di avere degli interlocutori validi che a livello politico e istituzionale si pongano l’obiettivo di portare avanti questo lavoro e di svilupparlo ulteriormente”.

“La conoscenza del fenomeno è condizione senza la quale non si può operare in maniera attiva per aiutare chi è in difficoltà, a partire dai minori”, è quanto ha affermato la presidente della Commissione Immigrazione Anci Irma Melini, intervenuta al dibattito, che ha posto l’accento sulla necessità di “adeguare la normativa italiana alle direttive europee sul fenomeno e di aumentare le risorse da destinare a questo tema”. Una efficace azione di contrasto della tratta degli esseri umani richiede anche una sinergia tra gli attori del territorio istituzionali e non, come sottolineato da Mirta Da Pra esperta dell’associazione Gruppo Abele. “Il progetto No tratta ha preparato il terreno, ora si tratta di seminare insieme mettendo in comune le competenze con il sostegno della politica attraverso un piano nazionale e un programma unico”. Una strategia comune che deve guardare – come rimarcato dal presidente di On the road Vincenzo Castelli - alla sperimentazione di una governance integrata, tra ministeri, Anci e le organizzazioni territoriali ricorrendo anche alla programmazione comunitaria.

“Investire su interventi di contrasto della tratta vuol dire investire su politiche che danno risposte ai territori”, ha rimarcato Claudio Donadel del Comune di Venezia che ha sottolineato la necessità di garantire un sistema di welfare locale efficace e misure di intervento che prevedano l’inserimento delle vittime di tratta all’interno del sistema dello Sprar. In questa direzione va l’azione e l’impegno dell’Anci come ricordato dal sindaco di Prato e delegato Anci per l’Immigrazione Matteo Biffoni che ha ribadito la necessità di uscire dalla logica emergenziale per entrare in una fase più strutturata e consapevole della lotta alla tratta intervenendo in modo puntuale sui territori “per aiutare chi ha bisogno di trovare protezione riducendo al minimo le tensioni sul territorio”.

Importante non percorrere, dunque, strade parallele ma puntare ad una visione complessiva del fenomeno, è il punto da cui partire secondo la direttrice del Servizio centrale dello Sprar Daniela Di Capua che ha individuato nella mancanza di un dialogo stretto tra politica e territori una delle criticità del fenomeno da superare.

Non solo azioni sinergiche tra gli attori locali ma anche percorsi di informazione e formazione rivolti ai componenti delle Commissioni territoriali che valutano le richieste di protezione internazionale, agli operatori dell’accoglienza nonché alle forze dell’ordine e alle prefetture sono gli obiettivi da perseguire secondo i relatori.
In particolare, “il fenomeno della tratta vede crescere soprattutto il trend dello sfruttamento lavorativo e sessuale con un aumento del traffico dei minori”, come evidenziato da Maria Grazia Giammarinaro relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tratta degli esseri umani. Per questo è necessario stabilire degli “indicatori” della tratta per individuare e prevenire il fenomeno.

Spazio inoltre anche al ruolo della società civile non solo della politica nella lotta alla tratta, come evidenziato nel video messaggio inviato dall’onorevole Cécile Kyenge, componente Commissione LIBE sulle Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo.

 

#NoTratta - Quali sono le connessioni tra tratta delle persone e richiedenti protezione internazionale? Se ne discute oggi a Roma nel corso della Conferenza finale del progetto No Tratta

Posted by Cittalia on Tuesday, 19 January 2016

 

Le proposte del Position paper Cittalia

Nel corso del dibattito è stato presentato anche il position paper realizzato da Cittalia, frutto del lavoro di analisi e ricerca condotto nell’ambito del progetto No Tratta, che contiene proposte che riguardano il monitoraggio, la prevenzione e la quantificazione del fenomeno, misure di contrasto legislativo e giudiziario a livello europeo e nazionale, proposte per l’emersione e l’identificazione delle vittime nonché misure volte all’integrazione tra il sistema asilo e tratta.

Differenti sistemi di raccolta dati, definizioni giuridiche non sempre coincidenti e la natura illegale e sommersa della tratta sono solo alcune delle ragioni che rendono difficile una chiara quantificazione del fenomeno. Per questo nel policy paper si propone di costituire un Osservatorio europeo sulla tratta, di prevedere un sistema nazionale di raccolta dati che sia costantemente aggiornato e un sistema di banche dati comunicanti tra di loro che facciano riferimento al Sirit, il sistema informatizzato di raccolta informazioni sulla tratta del Dipartimento delle pari opportunità del Ministero dell’interno. Inoltre, sarebbe necessario individuare la figura di una relatrice o relatore nazionale favorendo il coinvolgimento di tutti gli attori del territorio, istituzionali e non, nella stesura della relazione sul proprio paese.

Non solo quantificare il fenomeno e monitorarlo ma necessario mettere in campo anche azioni di prevenzione efficaci, come la promozione di campagne di sensibilizzazione anche in collaborazione con i paesi terzi e di origine e la realizzazione di progetti di ricerca e progetti azione per mettere in campo interventi sperimentali. Importante anche l’informazione delle vittime o potenziali tali nei luoghi di partenza sulle condizioni di sfruttamento a cui potrebbero essere destinate attraverso il recepimento dell’art. 6 comma 2 della direttiva europea 2009/52/Ue sull’obbligo di informare i cittadini terzi sui propri diritti. Nello specifico, sotto il profilo legislativo e giudiziario sia a livello nazionale che europeo, nel paper si propone di introdurre il principio della non punibilità delle vittime di tratta forzate, la protezione contro la rivittimizzazione, l’utilizzo del sequestro e della confisca come fonti di finanziamento per il fondo destinato alle vittime e puntare, a livello europeo, ad una definizione del concetto di tratta basata non sulla condizione dello “spostamento” della vittima ma sul concetto di “sfruttamento”.

Rispetto invece all’identificazione delle vittime, tra le misure proposte, vi è quella di approntare un “Sistema transnazionale di individuazione/identificazione”, l’inserimento dei cosiddetti “indicatori” di tratta all’interno del Piano nazionale antitratta in fase di pubblicazione e specificare la corretta applicazione dell’art. 18 del decreto legislativo 286/98 ancora oggetto di interpretazioni disomogenee. Con riferimento alle misure per l’emersione del fenomeno, tra le proposte avanzate, si pone l’accento soprattutto sull’armonizzazione dei servizi di accoglienza relativi alla protezione internazionale, sulla necessità di stabilire un numero adeguato di Commissioni per rispondere alle istanze d’asilo, sulla definizione di criteri per la selezione dei componenti delle commissioni territoriali e sulla formazione e aggiornamento periodico dei membri delle commissioni.

Il documento si chiude con una serie di misure per garantire la tutela e l’assistenza delle vittime attraverso la previsione di meccanismi che permettano una reale integrazione tra i sistemi asilo e anti-tratta. Interconnessione riconosciuta nel nostro paese solo di recente con il decreto legislativo n. 24 del 4 marzo 2014, che recepisce, anche se in parte, la direttiva europea 2011/36/Ue.
Per garantire una efficace tutela delle vittime, soprattutto donne e minori, si propone dunque di introdurre nella normativa italiana il cosiddetto “periodo di riflessione” che permetta alle potenziali vittime di sottrarsi concretamente ai propri sfruttatori con l’istituzione di percorsi specifici. In particolare l’iter normativo della concessione della protezione internazionale alle vittime di tratta è già sperimentato in molti paesi europei, più difficile sembra essere invece l’iter per il riconoscimento della protezione sociale in quanto subordinato all’obbligo della collaborazione della vittima con le autorità giudiziarie. Infatti, tra le proposte del paper, si pone in risalto la necessità di promuovere anche in Italia l’effettivo esercizio del diritto di scegliere un percorso sociale senza l’obbligo di denuncia, il prolungamento a cinque anni del permesso di soggiorno per la protezione sociale (ex art. 18 TU immigrazione), facilitazioni del ricongiungimento familiare per le vittime di tratta e garantire una formazione continua e congiunta tra gli operatori del sistema tratta e dell’asilo coinvolgendo gli operatori degli uffici immigrazione delle questure, le forze di polizie e gli operatori impegnati anche nelle prime fasi di soccorso e accoglienza dei migranti.

 
Guarda il video della conferenza (parte I - parte II)
 
Giuseppe M. Galeone
Twitter: @GiusGaleone
 Angela Gallo
Twitter: @AngelaGallo1

Video

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