Transmediterranei. Generazioni a confronto tra Italia e Nord Africa

Immagine tratta da www.fieri.it

Due realtà migratorie a confronto, quella marocchina ed egiziana, il legame con il paese d’origine e le proprie tradizioni in una città multiculturale come Torino trova spazio nel volume curato da Piero Cingolani e Roberta Ricucci dal titolo: “Transmediterranei. Generazioni a confronto tra Italia e Nord Africa” (edito da Accademia University Press – 2014). Dal rapporto tra le prime e seconde generazioni fino al ruolo ricoperto dalla religione come all’uso del web e dei social network, il testo traccia l’excursus che delinea la storia e le trasformazioni avvenute all’interno di queste due comunità che hanno concluso il cosiddetto “ciclo migratorio”. Prime e seconde generazioni a confronto
Dopo un decennio caratterizzato da una europeizzazione dei flussi migratori che ha visto soprattutto i romeni protagonisti, si riaccendono i riflettori sui paesi della sponda sud del Mediterraneo dopo gli avvenimenti legati alle “primavere arabe” del 2011.
Quello marocchino ed egiziano è un percorso migratorio di lunga tradizione verso l’Italia, avviato alla fine degli anni Settanta vede ormai consolidati i processi di ricongiugimento familiare ma anche l’inserimento nel tessuto sociale delle seconde generazioni, meno legate alle tradizioni e alla cultura del proprio paese di origine, ma sempre più proiettate verso nuove forme di associazionismo e reti di relazione attraverso l’impiego degli strumenti della nuova tecnologia.
Associarsi per i migranti di prima generazione assume il significato di svolgere attività attorno ad un luogo fisico come spesso è la moschea, vuol dire creare spazi identitari forti. Mentre per le seconde generazioni, le reti comunitarie si costruiscono attraverso il web e si consolidano grazie all’uso dei social network che possono portare anche a mobilitazioni di piazza. Resta però lo spazio virtuale, per le seconde generazioni, quello in cui si delinea la propria identità rispetto allo spazio fisico dei genitori. Caso emblematico è quello egiziano durante la “primavera araba” dove i nuovi strumenti di comunicazione hanno favorito la nascita di “comunità di sentimento, ossia comunità in grado di vivivere esperienze collettive malgrado le distanze”. Sempre più spesso i giovani delle seconde generazioni, tanto marocchine quanto egiziane, fungono anche da mediatori e da gatekeeper con il proprio paese d’origine: aiutano i propri genitori a rinsaldare legami con persone lontane insegnando loro l’uso del web e a mantenere vive le proprie tradizioni attraverso Internet.

 

L’integrazione silenziosa e il “pensiero corto”
Il volume scatta anche un’istantanea sulla condizione economica e sociale della popolazione marocchina ed egiziana. La componente marocchina costituisce il gruppo nazionale più nutrito della città di Torino, basti pensare che agli inizi del 2012 rappresentavano il 26,3% del totale degli stranieri non comunitari residenti rispetto invece alla componente egiziana che rappresentava il 5,7%. Differenze anche sotto il profilo anagrafico, se la popolazione egiziana è mediamente più giovane con più di un terzo dei suoi componenti al di sotto dei 19 anni, tra i marocchini cresce invece la classe di età degli over 40. Entrambe le comunità, nel corso degli anni, hanno intrapreso un percorso di “integrazione silenziosa” nel tessuto sociale e lavorativo che ha visto gli egiziani soprattutto impegnati in attività commerciali mentre i marocchini occupati come operai. Un buon tasso di occupazione, dunque, ha caratterizzato le due comunità che, negli ultimi anni, però stanno subendo i colpi della crisi. Una crisi che sta spingendo anche a rivedere i ruoli familiari con un importante contributo al lavoro da parte delle donne soprattutto nella comunità marocchina.
Dal volume emerge infine come gli avvenimenti legati alle “primavere arabe” abbiano prodotto in entrambe le comunità, che hanno visto cadere ogni riferimento istituzionale, una sorta di “pensiero corto”: una incapacità di progettare il futuro per sé e per i propri figli. Considerazioni queste che hanno portato gli autori a riflettere anche sulle condizioni dei giovani torinesi e più in generale degli italiani che si trovano spesso a condividere le stesse ansie e condizioni di vita. Diventa allora necessario, ed è questo l’auspicio sotteso al volume, guardare al fenomeno migratorio come ad un elemento caratterizzante della società contemporanea nel suo complesso e non come ad un evento “eccezionale” a se stante.

 

L’immagine è tratta da www.fieri.it

Angela Gallo
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