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Seismic, città e innovatori sociali insieme per nuove strategie urbane

La creazione di nuove economie urbane passa attraverso nuove forme di collaborazione tra i cittadini e una costante mappatura nazionale e locale delle esperienze di innovazione realizzate sui territori. Cinquanta innovatori urbani si sono incontrati a Napoli lo scorso 24 marzo nell’ambito dei lavori della rete nazionale del progetto europeo Seismic, di cui Cittalia è partner italiano, per disegnare lo scenario futuro delle città e portare all’attenzione delle istituzioni europee i temi che andranno a costruire l’agenda urbana europea.

01 Apr 2015 0 comment  
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“Le città possono recuperare il loro originario ruolo di produttori di valori e innovazione grazie alla collaborazione tra pubblica amministrazione e stakeholder locali”, ha dichiarato il direttore ricerche Cittalia Paolo Testa intervenuto all’incontro. “Il progetto Seismic – ha precisato Testa – sostiene la ricerca e l’innovazione nelle città esplorando nuovi campi e favorendo il dialogo tra amministratori locali e comunità di pratica”. Buone esperienze di innovazione urbana che, attraverso Cittalia, possono essere messe a fattor comune per disegnare modelli di sviluppo urbano sostenibile con un nuovo ruolo delle amministrazioni locali.
“Gli amministratori locali possono dare un guizzo all’innovazione, è necessaria però una macchina consolidata”, ne è convinta l’assessore alle politiche giovanili, creatività e innovazione del Comune di Napoli Alessandra Clemente, intervenuta al dibattito, che ha posto l’accento sulla necessità di creare reti di collaborazione tra gli attori del territorio per la valorizzazione degli spazi cittadini. “Innovatori sociali e Comune devono collaborare per accorciare le distanze e costruire strategie di crescita”, ha concluso Clemente.

 

Puntare sulle periferie e il design urbano per ripensare i territori in chiave smart è la sfida da cui partire secondo il direttore del dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II Mario Losasso che ha aperto la sessione mattutina dei lavori centrata sui temi del mapping collaborativo, del monitoraggio civico dei servizi pubblici e di nuove forme di economie urbane. Temi discussi dai partecipanti, innovatori sociali, maker ed esperti di politiche urbane provenienti da tutta Italia, che hanno portato le loro esperienze e idee di innovazione utili a costruire un’agenda urbana nazionale ed europea.

Nel corso della giornata i partecipanti si sono divisi in tre “walking group” tematici, che si sono svolti camminando attraverso tre diversi luoghi della città (Dipartimento Architettura Università di Napoli Federico II, sede dell’associazione CleaNap e Quartiere intelligente), alla scoperta dei tanti progetti di innovazione sociale relizzati in città abbinati invece a quelli di tutta Italia rappresentati dagli appartenenti alla rete. Si va dall’esperienza del progetto di Rovereto “Narrare il territorio”, presentata nel gruppo dedicato al mapping collaborativo, nell’ambito del quale i bambini hanno realizzato una mappa degli odori e dei suoni della città, all’iniziativa di Catania che sta sperimentando la mappatura dei beni confiscati alle mafie per convertirli in strutture di accoglienza dei rifugiati. Il mapping collaborativo si pone così come lo strumento per raccontare la città e il territorio perché “le mappe disegnano nuovi territori della conoscenza”, come ha affermato Ilaria Vitellio ideatrice del progetto MappiNa.

Dalle mappe come strumento di conoscenza e pianificazione del territorio, i partecipanti hanno affrontato anche il tema delle nuove forme di socialità ed economie urbane che vedono l’emergere di nuovi modelli di sharing economy per dare un nuovo slancio al territorio. Come nel caso di Bologna, che nel febbraio del 2014, ha lanciato il primo regolamento comunale sulla cura dei beni comuni urbani che spinge verso una governance locale condivisa in cui i cittadini sono protagonisti nella progettazione di servizi collaborativi e nella cura della città.

Nuove economie urbane che richiedono anche un cambio di passo dell’agire pubblico nella direzione di un rapporto orizzontale con gli attori locali che rappresentano il fermento, l’energia attiva di cui si nutre la città. Dalla logica dell’ “Io” si passa a quella del “Noi”, è l’intelligenza collettiva il motore dell’innovazione nei contesti urbani secondo gli esperti.

Una vasta rete di stakeholder sempre più protagonisti non solo di nuove forme di economie urbane ma anche civic hacker delle politiche pubbliche, come emerso dal gruppo sul monitoraggio civico dei servizi locali. Gli innovatori hanno sottolineato la necessità di un’amministrazione realmente trasparente in grado di garantire la qualità del dato “disciplinando dati e metadati attraverso un vocabolario semantico” come ricordato da Daniela Vellutino assistant professor all'Università di Salerno, per poter riutilizzare gli open data e definire così le politiche pubbliche.
Perché le pratiche di social innovation puntano a migliorare la qualità della vita urbana guardano ai soggetti del territorio come parte della soluzione e non del problema. Prossima tappa della rete sarà il primo forum europeo del progetto Seismic che avrà luogo a Bruxelles il 20 aprile dove verranno presentate le idee e risultati emersi nel corso degli incontri delle dieci reti nazionali ai principali attori ed esperti delle politiche urbane in Europa.

 

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